ACT: la terapia comportamentale esperienziale
L’ACT, Acceptance and Commitment Therapy, è una delle terapie del comportamento di terza generazione che più sono legate alla ricerca di base sul comportamento verbale e, più in generale, agli sviluppi della Clinical Behavior Analysis.
L’ACT è sia un modello teorico che una praica clinica per il cambiamento terapeutico sviluppata all’interno di un più vasto programma di ricerca sul linguaggio e la cognizione umana, che adotta l’epistemologia contestualistico-funzionale dell’analisi del comportamento (Moderato, Presti & Chase, 2002).

L’ACT è basata sulla Relational Frame Theory -RFT; (Hayes, Barnes-Holmes, & Roche, 2001), traducibile in italiano come teoria del frame o quadro relazionale, una teoria e un programma di ricerca sperimentale di base su linguaggio e cognizione. Mediante questo modello teorico l'ACT mette in luce i modi in cui il linguaggio umano intrappola le persone dentro inutili tentativi di combattere contro la loro vita interiore. Con l’uso di metafore,  paradossi ed esercizi esperienziali, le persone imparano a instaurare un sano contatto con i propri pensieri, sentimenti, memorie e sensazioni fisiche, soprattutto quelli che sono temuti e quindi  evitati. I pazienti acquisiscono le abilità per ricontestualizzare e accettare questi eventi personali privati, sviluppando una maggiore chiarezza riguardo i valori personali, e impegnandosi nei cambiamenti comportamentali necessari.

La concezione centrale dell'ACT è che la sofferenza psicologica è solitamente e prevalentemente causata modo in cui il linguaggio, la cognizione e il controllo dell'esperienza diretta sul comportamento interagiscono.
L'inflessibilità psicologica è il portato dell'evitamento delle esperienze, dell'invischiamento o intrappolamento cognitivo, dell’attaccamento al sé concettualizzato, della perdita di contatto con il momento presente  e il risultante fallimento nell'intraprendere i necessari passi comportamentali in accordo con i valori centrali della persona.

L'ACT sostiene che tentare di modificare direttamente, come fa la psicoterapia cognitivo comportamentale di seconda generazione (ad esempio tramite la ristrutturazione cognitiva), i pensieri e i sentimenti che producono e mantengono le difficoltà (per ulteriori informazioni si veda il modello di psicopatologia) rappresenta  una modalità di intervento inefficace e addirittura controproducente.

L’ACT propone e mette a disposizione nuove e più efficaci alternative, tra queste accettazione, mindfulness, defusione cognitiva (cognitive defusion), valori (values) e impegno nell'azione (committed action). Si utilizzano tecniche esperienziali e non solo psicoeducative (come nella terapia cognitiva) per la modificazione del comportamento (Hayes, Strosahl, Wilson, 1999). La mindfulness è parte integrante dell’ACT che ne da una definizione dettagliata e fondata nella ricerca di base, senza legarla ad aspetti mistici e senza identificarla tout court con la pratica meditativa. Anche l’aspetto più direttamente legato al cambiamento comportamentale (“commitment”) si è evoluto negli ultimi decenni e prevede tecniche specifiche per motivare al cambiamento incentrate sugli obiettivi e sui valori del cliente.
La ricerca mostra come questi metodi siano di beneficio per un ampio spettro di pazienti.

L'ACT insegna ai pazienti e ai terapeuti come modificare il modo in cui difficili esperienze private agiscono sulle persone, piuttosto che tentare di eliminare la loro comparsa. Questo messaggio di crescita e arricchimento ha mostrato di poter aiutare i pazienti a fronteggiare un'ampia varietà di problemi clinici tra cui depressione, ansia, stress, abuso di sostanze e persino sintomi psicotici.