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Editoriale
Le conoscenze scientifiche si accumulano progressivamente, ma di tanto in tanto accadono eventi che costituiscono insieme la sintesi di un periodo di ricerca scientifica e il trampolino per un balzo in avanti nelle conoscenze e nell’applicazione clinica (piccolo o grande è la storia successiva a definirlo). È questo il caso dell’Acceptance and Commitment Therapy.
L’Acceptance and Commitment Therapy è nota anche con l’acronimo ACT (da leggere come una sola parola e non come sigla composta da iniziali A-C-T, o in inglese ei-si-ti). Già la scelta del termine evidenzia le origini scientifiche ed epistemologiche di questo nuovo modello terapeutico. Il termine act, azione (alla latina), richiama la parola comportamento e questa a sua volta conduce a behavior analysis. È dall’analisi sperimentale del comportamento umano, da Verbal Behavior di Skinner (si, proprio quello bollato negativamente da Chomsky!!!), dagli studi che negli anni ’80 e ‘90 avevano correlato laboratorio all’ambulatorio, e viceversa (Moderato, Gentile e Presti, 1989) che nasce questa nuova forma di psicoterapia, o meglio a dire si evolve la terza generazione delle psicoterapie a matrice comportamentista.
Diventa importante sottolineare, nel momento in cui l’Evidence Based Intervention si impone come l’unica strada in grado di fare discerne la crusca delle pseudoterapie dal grano della scienza, la stretta relazione che deve intercorre fra laboratorio e ambulatorio e come quest’ultimo possa realmente progredire solo se accoglie e metabolizza, in un modello organico d’intervento, le evidenze empiriche del primo (Presti, 2007). In questo soddisfacendo anche i 4 punti fondamentali che Kazdin ritiene fondanti l’evidence based intervention:
• L’esistenza di una teoria che colleghi il processo ipotizzato a un problema clinico
• Una ricerca di base che supporti empiricamente la validità di questa connessione
• Un’evidenza empirica di risultati clinici
• L’esistenza della connessione fra processo e risultati clinici
Fra le nuove terapie di terza generazione, l’ACT in particolare, è quella che soddisfa tutti questi punti (Hayes, Strosahl & Wilson, 1999).
Nell’ottica di unire il laboratorio all’ambulatorio e di promuovere una cultura della pratica clinica basata sulle evidenze, il Gruppo di Studio e Ricerca ACT Italia, col patrocinio di IESCUM, ha iniziato una serie di attività di ricerca volte a validare i protocolli di intervento per il nostro Paese, collaborando con i Centri e i ricercatori di maggiore prestigio nel mondo. Di queste e di altre iniziative, come anche della formazione e dei risultati delle ricerche scientifiche a livello mondiale e dei modelli di laboratorio, animale e umano, che costituiscono la base per interpretare la psicopatologia e fondare la clinica, daremo notizia attraverso la newsletter Monitor-ACT e il sito ACT-Italia.org, che rappresenta il punto di collegamento tra la comunità in lingua italiana e la più estesa comunità internazionale. Il sito e la sua newsletter sono aperti al contributo di quanti intendessero collaborare e ci auguriamo che ciò avvenga per lungo tempo e intensamente.
Giovambattista Presti
luglio 2008
Bibliografia
Hayes, S. C., Strosahl, K. D., & Wilson, K. G. (1999). Acceptance and Commitment Therapy: An experiential approach to behavior change. New York: Guilford Press.
Moderato P., Gentile R. & Presti G.. Terapia del comportamento e studi sperimentali sul comportamento verbale: dal laboratorio all'ambulatorio. T. C. - Terapia del Comportamento, 1989, 22-23, pp. 97-101.
Presti, G., (2007). Un nuovo stato di coscienza: gli studi sul comportamento verbale e la terapia comportamentale. In Atti del XIV Congresso Nazionale AIAMC. Genova 8-11 Novembre.